Uzbekistan, tra antico e moderno

L’Uzbekistan di oggi corrisponde a quello che ieri era un territorio spezzettato tra emirati, khanati (da i khan che li comandavano), satrapie dando luogo a porzioni di territorio dai nomi sconosciuti ai più: Sogdiana, Corasmia, Transoxiana.

L’Uzbekistan di oggi corrisponde a quello che ieri era un territorio spezzettato tra emirati, khanati (da i khan che li comandavano), satrapie dando luogo a porzioni di territorio dai nomi sconosciuti ai più: Sogdiana, Corasmia, Transoxiana.

E’ ben altra cosa da quello che fu l’impero timuride, cioè quel vasto territorio che Timur Barlas, cioè Tamerlano, arrivò a costituire, come un novello Alessandro Magno od un Giulio Cesare. Le sue conquiste annoveravano Smirne e Bursa sul Mediterraneo, Mosca e Kiev, Delhi, Herat, Damasco, con al centro le nazioni dell’Uzbekistan, Kighizistan, Turkmenistan, l’Iran, l’Afghanistan, l’Iraq, la Siria, l’Anatolia.

Di questo impero Tamerlano ne costituitì capitale Samarcanda, vicino alla quale c’era Kesh (odierna Shahrisabz) dove era nato, rendendola quindi crocevia di tutte le strade carovaniere che collegavano il Nord con il Sud, l’Est con l’Ovest.

Ancora oggi esiste la Via della Seta, l’antica carovaniera a suo tempo calpestata dalle zampe dei dromedari oggi trasformatasi in un nastro d’asfalto su cui transitano file di TIR.

Un recente ieri faceva di questo paese una zona agricola, producente essenzialmente il cotone, della vasta URSS, e l’impronta di quest’ultima si vede ancora in palazzoni, fabbriche di industria pesante, zone agricole ancora dello Stato.

L’odierno paese sta scrollandosi di dosso questa pesante eredità e lo fa con grandi attività di costruzione e ricostruzione, proprio per cambiare il volto della nazione stessa.

La Repubblica dell’Uzbekistan, indipendente dal 1991, ha oggi hotel nuovissimi, centri commerciali, treni ad alta velocità, parco macchine pieno di auto recenti, semafori con il contasecondi. Questo nelle grandi città, ma poi fuori da essi si nota ancora il taglio più rurale dei villaggi, le estese coltivazioni di cotone, riso, mais. Qui si vedono ancora carretti trainati da asini, strade bianche, la vendita del pane e della frutta da piccoli banchi lungo le strade.

La domanda di case è aumentata ed allora via con le costruzioni, con una fiorente industria artigianale di produzione di mattoni. È normale vedere camion pieni di mattoni artigianali attendere il compratore lungo le strade, proprio come i venditori di meloni e cocomeri.

Nel piano di ricostruzione sono così state comprese moschee e madrasse (le scuole dove si studia la teologia islamica) che sono tornate agli antichi splendori con colori, forme geometriche, scritture classiche e kufiche, minareti e cupole, frontoni e mura delle fortezze.

È un impero di maioliche colorate e realizzate a formare enormi pareti con disegni elaborati, eleganti nel rappresentare foglie e fiori o geometrie basate sui numeri sacri.

Divertente è stato il vedere vecchie fotografie dove uzbeki sedevano insieme ed indossavano enormi cappelli di pelliccia o di stoffa.

Per i cappelli di pellicce varie, dall’astrakan alla volpe, se ne comprende la ragione visto che  le temperature annuali possono oscillare tra i -25° invernali ed i +48 estivi; meno comprensibili sono quelli di stoffa. Mi è stato chiarito che, stando alle tradizioni locali religiose per le quali un deceduto viene avvolto in un semplice lenzuolo per essere poi sepolto nel terreno, la gente nomade non poteva portarsi appresso, tra tutti gli altri oggetti, anche un lenzuolo nell’evenienza della morte, quindi utilizzava la striscia di tessuto del turbante, della lunghezza di 20 metri, per supplire allo scopo.

L’Uzbekistan è un paese sostanzialmente piatto, con pochi rilievi e ciò permette che vaste aree siano coltivate. Ieri era il cotone la maggior coltivazione, mentre oggi si è in parte orientata verso il mais, fermo rimanendo il riso, molto usato localmente. Tra un’area coltivata e l’altra esistono zone di deserto con bassa e rada vegetazione.

Parlando di temperatura mi ha impressionato sapere che in questi anni di sconvolgimenti climatici, il lago d’Aral, in comune tra l’Uzbekistan ed il Kazakistan, è diminuito di vastità dai 68.900 km² del 1960 agli 8.600 del 2017, tanto che un famoso porto di pescatori del lago oggi è un villaggio morto.

Altra notazione per me importante: qui ci sono stati anche i Parsi (o Persiani) e la religione di Zoroastro. Sono stato a visitare un’antica Torre del Silenzio e poi ho visto il suo Insegnamento concentrato in un semplice abbellimento architettonico formato da una piastrella smaltata composta da due triangoli uniti ai vertici con una sorta di fiocco. Il significato è che dall’interiore proviene il Ben Pensare che si manifesta nel Ben Dire per potersi esprimere nel Ben Fare.

L’Uzbekistan è un paese che offre molte sorprese alla mente attenta e dona molto in termini di cultura e storia, purtroppo non conosciuta da noi quanto si dovrebbe

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