Buddha Train – Rajgir e Nalanda

Seconda tappa di questo tour che oggi mi ha portato a Rajgir.

Anche oggi sveglia con the e biscotti all’alba, poi preparazione di valigia leggera, colazione e di nuovo sul bus.

Nel paesaggio agricolo intorno c’è solo nebbia con visibilità massima di 70 m e lungo la strada rare auto, gli onnipresenti tricicli ma anche persone ai lati della strada in perenne cammino con la testa coperta per il freddo.

buddha train rajgir e nalanda(Foto e Testi di Leopoldo Sentinelli)

Seconda tappa di questo tour che oggi mi ha portato a Rajgir.

Anche oggi sveglia con the e biscotti all’alba, poi preparazione di valigia leggera, colazione e di nuovo sul bus.

Nel paesaggio agricolo intorno c’è solo nebbia con visibilità massima di 70 m e lungo la strada rare auto, gli onnipresenti tricicli ma anche persone ai lati della strada in perenne cammino con la testa coperta per il freddo.

Lungo il percorso che ci deve portare fino al Picco dell’Avvoltoio (Grdhrakutaparvata) il bus si ferma ad un capannone aperto annesso ad un Vihara, un monastero di monache buddhiste, dove vengono offerte bevande calde, biscotti, cibo fritto e toilette a coloro che stanno andando al famoso ed importante sito. Non si paga obbligatoriamente ma si dona un offerta di libero importo e si può anche fare un donazione intestata per avere delle attività di preghiere specifiche e si riceve un regolare ricevuta da queste monache vestite di bianco. Occorre dire che queste monache dimostravano un grande amorevolezza ed erano disponibili verso le persone più anziane per qualsiasi cosa potesse necessitasse, con i loro sorrisi ed il loro continuo andare tra il tavolo dei cibi e le bevande e la cucina da cui portavano in continuità thermos e piatti pieni di cibo.

Al momento della ripartenza tra noi e loro grandi gesti di ringraziamento e grandi sorrisi, sia da parte nostra per l’amorevolezza e gentilezza ricevute che dalla loro in coerenza con il loro percorso spirituale.

Ci si dirige ora verso il Picco dell’Avvoltoio, uno dei luoghi più importanti dell’Insegnamento ed una tappa importante dei viaggi di Buddha, luogo dove egli fece “girare la ruota del Dharma” (cioè espose completamente la propria dottrina) per la seconda volta, sedici anni dopo la sua Illuminazione, davanti a 5000 discepoli.

Questa collina, un delle 5 che circondano Rajgir, ha in cima dei resti in mattoni rossi di un ambiente di circa 3 × 4 m dove i pellegrini si soffermano a pregare e meditare. Lì vicino c’è un tripudio di bandierine di preghiera colorate che garriscono al vento diffondendo ai Cinque Elementi il messaggio di Buddha.

Immancabili vi sono le scimmie pronte ad agguantare quanto gli viene dato, ormai abili anche a scartare i pacchetti sigillati delle merendine moderne.

Laici e monaci ripetono incessantemente il loro mantra accendendo bastoncini d’incenso e portando offerte votive. È un caleidoscopio umano vario di gente proveniente da diversi paesi, tutti accomunati dall’atmosfera di serenità e di gioia interiore.

Poco sotto vi sono due grotte dove Buddha ed Ananda, il suo allievo prediletto si riposavano ed dormivano. Per arrivare in cima c’è un strada solo pedonale di larghi gradoni che è costellata dal lato verso la valle, con la nebbia che si dirada ai timidi raggi del sole nascente, da bambini, persone deformi, donne vecchie, madri con poppanti in braccio, tutti a chiedere l’elemosina.

Qui ci si pone un drammatico dilemma, sempre presente purtroppo in tutti gli angoli dell’India: donare o non donare qualcosa? Qualsiasi cosa dai biscotti alle monete? Dare ad uno ed a tutti gli altri no? Il gesto iniziale del dare viene subito recepito da questi infelici e velocemente un miriade di mani si protende verso il generoso che però si trova davanti all’inadeguatezza del proprio gesto perché le mani saranno sempre più delle possibilità del momento. Dare soldi ai bambini significa farli giungere nelle mani di coloro che li sfruttano.

Io ho optato per confezioni di biscotti e piccoli succhi di frutta, augurandomi che chi li riceveva ne usufruisse subito, ma debbo dire che se non avessi tenuto tutto sopra la testa, mi sarebbe stato strappato da piccole mani adunche e violenti.

Il lato a monte invece è un susseguirsi di piccoli banchi di vendita, dagli oggetti religiosi, immagini, ai biscotti e cibi vari. Nella considerazione che l’intorno di questo stradone lastricato di pietre è solo natura con cespugli e alberi, mi ha colpito un punto di distribuzione acqua modernamente in marmo nero con rubinetti e lavabi, tipicamente offerto con generosità da qualche discepolo facoltoso.

Per aiutare i pellegrini anziani e quelli non in grado di riuscire a salire fino alla cima della collina, è previsto un servizio di portantini a pagamento: in due persone sorreggono un grosso bambù a cui è appesa con un imbragatura un sedile e sono inoltre dotati di un bambù lungo fino alla propria spalla, che utilizzano come supporto del grosso bambù portante nei momenti di sosta per cambio spalla. La discesa è stata agevole ed ha permesso di meglio osservare i pellegrini, provenienti da vari paesi orientali ma anche occidentali, chi pregando sgranando i mala (un sorta di rosario usato per focalizzare la consapevolezza e la concentrazione durante la recitazione dei mantra), chi a mani giunte e labbra mormoranti.

Un momento di gioia c’è stato quando ho incontrato un amico di Roma con la moglie, anche loro praticanti, che salivano mentre io scendevo; ciascuno sapeva della presenza dell’altro nella zona ma lì non c’è Wi-Fi, Internet, collegamenti cellulari e quindi l’incontro è stato determinato da altro che non i mezzi moderni.

Nelle vicinanze, in cima ad un altra collina, c’è un statua di Buddha di 3100 tonnellate realizzata con 770 blocchi in argilla semplicemente posati uno sull’altro.

Ritornati sul bus, si riparte per Venuvana, un bosco di bambù con un piccolo lago, regalato dal re Bimbisara al Buddha negli anni a cavallo del 500 a.C. ed oggi ancora gestito dai monaci del monastero. Questo giardino è costellato di vari stupa, statue ed ancora mantiene l’atmosfera di pace e serenità dove Buddha soggiornò in meditazione.

Si riparte per Nalanda a visitare il luogo dell’antica Università di cui oggi si vedono solo le basi in mattoni rossi degli edifici e degli stupa. Qui ho incrociato un gruppo di donne tibetane e nepalesi, intente a pregare con il loro mala in mano. Di fronte a questo sito vi è il Rajgir Heritage Museum, con molti reperti storici, statue oggetti in pietra, tutto sempre riconducibile all’epoca della presenza di Buddha in questi luoghi.

Lungo la strada tra il sito ed il museo è sempre presente una quantità notevole di bancarelle e venditori che assediano i presenti stranieri con molta insistenza.

Di nuovo sul bus che ci riporta alla stazione e riprendiamo il Buddha Train per la prossima fermata, con alla sera l’abbondante cena di cibi tipici indiani, facendo attenzione a dosare la quantità di quelli con forte presenza di peperoncino, ricevendo indicazioni a proposito dagli efficienti e collaborativi camerieri indiani, sotto la supervisione del manager dotato di un grosso paio di baffi, cosa che mi ha permesso un approccio frendly con lui dal primo giorno nel confronto dei reciproci baffi.

Buddha Train – Rajgir e Nalanda
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