L’Henné e il rito del mehndi

henna Photo Photos by Lanty Unsplash

Nel nostro viaggio in Giordania avrete la possibilità di farvi un tatuaggio con l’henné (mendhi), ma prima di vivere questa esperienza è interessante conoscere le origini di questa tradizione, antica quasi quanto l’umanità.

Le popolazioni dell’area sahariana utilizzavano l’henné a scopi medicinali e per la decorazione della pelle in occasione di feste e eventi sacri. Fu utilizzata anche in Mesopotamia, e successivamente dagli Ebrei e dagli Egiziani: pare che i capelli della mummia di Ramesse II siano stati tinti con questa pianta. Alcuni testi assiri del VII secolo a.C. descrivono i preparativi di matrimonio di una giovane donna i cui palmi delle mani vengono colorate con l’henné.
Il mehndi rat (letteralmente il rito del mehndi) divenne una tradizione indiana a partire dal XII secolo. È da allora che, alla vigilia del matrimonio, un’anziana dipinge le mani della futura sposa con il mehndi, mentre le altre donne della famiglia e della tribù stanno loro accanto, donando preziosi consigli sulla vita di coppia.

henne sulle mani di una sposa foto di Khadija Yousaf Unsplash

Come si realizza un mehndi?

Per la preparazione dell’impasto occorre disporre di polvere di henné di finissima qualità (detta BAQ quality, che viene setacciata 3 volte). Le foglie di henné, triturate e essiccate, vengono quindi impastate con acqua e, a discrezione del tatuatore, con del succo di limone (serve come fissatore del colore), zucchero (rende la pasta più filamentosa) e oli essenziali come lavanda, il tea tree oil o il cajeput (per profumare, anche se l’henné ha già una profumazione naturale molto caratteristica).

Il composto così ottenuto deve essere pastoso, né troppo liquido (colerebbe sulla pelle) né troppo asciutto (perché sarebbe impossibile applicarlo). Per l’applicazione e per ottenere un disegno fine, impiegando metodi igienicamente idonei, si utilizza una siringa con un sottile beccuccio di plastica, oppure una siringa di grandi dimensioni a cui è stato asportato l’ago metallico. In Medio Oriente il metodo più tradizionale richiede l’uso di siringhe o stecchini di legno, in India di coni di plastica. Per questioni igieniche vengono usate ora quasi ovunque siringhe di plastica.
Realizzato il mehndi, va cosparso di zucchero e limone, bendato e possibilmente esposto al calore per almeno tre ore, in modo da facilitare il fissaggio del disegno sulla pelle. Più lungo è questo tempo, più assumerà il tipico colore rosso.
Per un perfetto aftercare, dopo la rimozione dei residui secchi di henné dalla pelle, è bene massaggiarla con olio di cocco o di altro tipo, mentre bisognerebbe evitare il contatto con l’acqua per le successive 12-24 ore.

Il colore finale del mehndi può risultare diverso a seconda delle parti del corpo sulle quali viene utilizzato: questo è dovuto dal fatto che ogni zona del corpo ha un differente numero di strati di pelle, e di conseguenza una forma differente di assorbire il colore. Un mehndi fatto sui palmi delle mani, per esempio, sarà sempre molto più scuro di un mehndi fatto sull’avambraccio.

Il mehndi raggiungerà il massimo del suo colore nelle 24-48 ore successive alla sua esecuzione, e si noterà il cambiamento di tonalità da un arancio molto acceso ad un marrone mattone molto scuro. Il risultato finale del colore dipende anche dalla provenienza della polvere di henné e dalla quantità di oli essenziali utilizzati durante la preparazione dell’impasto.
Altra caratteristica del mehndi è la sua durata limitata nel tempo: il colore del tatuaggio sbiadisce poco a poco, fino a sparire completamente nel giro di 10-15 giorni. La durata del mehndi può variare in base a molti fattori, alcuni dei quali sono il numero di lavaggi che si effettuano e i prodotti utilizzati sulla parte tatuata, la sudorazione, il ph della pelle, l’assunzione di determinate medicine, ecc.

henne foto di Tia Saha Unsplash

Che disegni scegliere per un mehndi?

Il mehndi tradizionale è rigorosamente realizzato a mano libera o al massimo con l’aiuto di uno stencil, e ha un catalogo limitato di disegni. Si va dai germogli che sono simbolo di un nuovo inizio e di fertilità, ai motivi a zig zag che rappresentando la pioggia, e sono anch’essi simbolo di fertilità e abbondanza. Spesso sul mehndi viene realizzata, poi, una scacchiera che rappresenta le possibilità e i momenti felici. Anche lo scorpione è tra i soggetti tipici del mehndi: chi è morso dallo scorpione presenta gli stessi sintomi dell’innamorato. Petali e fiori sono, poi, simbolo di gioia e felicità e, se rampicanti, di devozione. Gli occhi, specie se divini, assicurano protezione.

Dove fare questa esperienza?

È possibile provare l’esperienza dell’henné nel nostro viaggio in Giordania: leggi il nostro programma di viaggio!

viaggio in Giordania foto di Mustafa Waad Saeed Wikimedia Commons ecotravel 2
L’Henné e il rito del mehndi

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