Hangzhou

Il silenzio del tempio e la meraviglia degli ologrammi

Il mio viaggio a Hangzhou è nato per una ragione precisa: vedere con i miei occhi lo spettacolo sul Lago dell’Ovest di cui avevo sentito parlare da anni. Si chiama Impression West Lake. È firmato da Zhang Yimou, lo stesso regista che ha ideato le cerimonie di apertura delle Olimpiadi di Pechino del 2008, e sarebbe tornato a dirigere anche quelle del 2022. Le musiche originali, composte dal celebre Kitaro, sono state raccolte nell’album Impressions of the West Lake, candidato ai Grammy Awards nel 2010. Sapere che dietro quella scenografia c’era la stessa mente capace di mettere in scena l’apertura di un’Olimpiade mi aveva fatto davvero crescere l’aspettativa. Ma se ripenso a questa città, i due ricordi che mi tornano più netti non sono quelli che mi aspettavo di portarmi a casa. Sono la meraviglia infantile di vedere, per la prima volta nella mia vita, degli ologrammi disegnarsi nel cielo e il silenzio denso di un tempio.

Danzatori con piume bianche
I danzatori di Impression West Lake, con i costumi bianchi aperti come piume, in piedi sull’acqua del Lago dell’Ovest

Gli ologrammi e lo spettacolo sull’acqua

La sera, sul Lago dell’Ovest, ho vissuto una esperienza completamente inaspettata: poco prima dell’inizio dello spettacolo, degli ologrammi hanno cominciato a disegnarsi nel cielo sopra l’acqua. Non avevo mai visto niente del genere, è stato uno stupore quasi infantile, di quelli che pensavo di non poter più provare a una certa età e, certamente, no davanti a un effetto tecnologico. Poi, quando gli ologrammi si sono spenti, lo spettacolo vero e proprio è cominciato direttamente sulla superficie del lago. Il palcoscenico era costruito appena sotto il livello dell’acqua, così centinaia di ballerini e attori sembrano fluttuare, o camminare, direttamente sul lago, senza che io riuscissi più a distinguere dove finiva la messinscena e dove cominciava il lago vero. Una esperienza pazzesca!

L’ho guardato nel buio, con le luci che si accendevano e si spegnevano sull’acqua ferma, i corpi dei danzatori che sembravano non toccare mai davvero la superficie, i costumi bianchi come piume aperte contro il nero della notte. È stato uno dei momenti più emozionanti di tutto il viaggio, di quelli che capisci resteranno più vividi di molte fotografie, anche a distanza di anni.

La mattina dopo ho raggiunto l’area panoramica del Lago Yue, nella parte nord-occidentale del Lago dell’Ovest, subito a sud del Tempio di Yue Wang, dedicato al generale Yue Fei. È stato incredibile trovarmi in un angolo così quieto, dopo la meraviglia luminosa della sera: qui il lago è tornato a essere semplicemente un lago, con i suoi riflessi e il suo silenzio.

Il silenzio del tempio Lingyin

Il giorno prima, all’inizio del mio viaggio a Hangzhou, sono andata a visitare il tempio Lingyin. È uno dei più importanti e antichi centri buddhisti della Cina, nascosto tra colline boscose subito fuori dal centro città. Non sapevo ancora quanto mi avrebbe colpita. Davanti alla Grande Sala, tra le colonne rosse e i cartigli dorati, un enorme incensiere di bronzo fumava ancora del fumo lasciato dai fedeli. Sono entrata e ho trovato una statua dorata del Buddha Sakyamuni, alta una ventina di metri, realizzata in blocchi di legno di canfora e ricoperta d’oro. Aveva lo sguardo abbassato e la mano sollevata in un gesto di insegnamento. Mi è bastato alzare gli occhi verso di lui perché il respiro si fermasse per un istante, senza che me ne accorgessi.

Ma quello che porto con me non è tanto l’immagine, quanto il silenzio. Un silenzio potente, quasi fisico, capace di attraversare il rumore dei visitatori e restare comunque intero. Mi sono fermata a lungo in un’altra sala, davanti a un enorme bassorilievo ligneo dorato. Era una vera montagna scolpita, popolata da centinaia di figure minuscole: monaci, guerrieri, animali, nuvole che sembrano acqua. Al centro, Guanyin, la Bodhisattva della compassione, in piedi su un pesce, con lo sguardo calmo in mezzo a tutto quel movimento intagliato nel legno. Più la guardavo, più scoprivo dettagli nuovi nascosti in una piega della roccia scolpita. E più capivo che quel silenzio di cui parlo non veniva dall’assenza di rumore, ma da qualcosa che il luogo stesso custodiva.

Grande Sala Lingyin
La Grande Sala del tempio Lingyin, con il grande incensiere di bronzo davanti alla facciata gialla

Le rocce sacre di Feilai Feng

Poco distante, sulla collina di Feilai Feng, il “Picco volato qui”, che secondo la leggenda sarebbe arrivato dall’India trasportato magicamente fino a Hangzhou, ho camminato tra centinaia di sculture buddhiste scavate direttamente nella roccia calcarea a partire dal X secolo. Tra queste ho trovato il Buddha ridente, scolpito in una nicchia di pietra grezza, il ventre scoperto e il sorriso aperto. Un’immagine di gioia semplice dissonante, in un modo che mi è piaciuto molto, con la solennità delle statue dorate del tempio. Camminando tra gli alberi ho incrociato anche un monaco in tunica color zafferano, visto di spalle mentre saliva una scaletta di pietra tra il verde. Forse l’immagine, più di ogni altra, mi è rimasta dentro.

Buddha ridente
Il Buddha ridente (Budai), scolpito in una nicchia di roccia calcarea
Monaco
Un monaco in tunica color zafferano, visto di spalle mentre sale una scaletta di pietra

Una tappa nella cultura del tè

Hangzhou, e in particolare la vicina zona di Longjing, è una delle patrie del tè verde cinese. Questa vocazione l’ho respirata ovunque durante il mio viaggio, anche fuori dalle piantagioni. In un piccolo giardino mi sono imbattuta in una statua dorata dedicata a Lu Yu, l’autore dell’antico “Classico del Tè”, accanto a una grande teiera scolpita. Poco più in là, due enormi teiere di pietra usate come fontane, l’acqua che ne usciva dal beccuccio in mezzo a un laghetto verde di ninfee. Mi sono fermata a guardarle a lungo. Qui il tè non è mai stato soltanto una bevanda, ma un modo di stare al mondo, capace di trasformarsi in rituale, arte e persino gioco.

Ripensandoci ora, credo sia proprio in questo intreccio che il mio viaggio a Hangzhou mi ha rivelato il vero carattere della città. Capace di custodire il silenzio più antico di un tempio, una cultura del tè secolare e la meraviglia più nuova di un ologramma. Nessuno dei tre sembra fuori posto accanto agli altri.

Statua di Lu Yu
La statua dorata di Lu Yu, autore del “Classico del Tè”, accanto a una grande teiera scolpita
Fontana-teiera
Una delle enormi teiere di pietra usate come fontana nel laghetto di ninfee

Galleria

categorie: Cina | Hangzhou

20 Agosto 2026

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