di Anita Nair
pp. 336
Guanda 2017
Prezzo: 12 €
ISBN: 978-8823517363
C’è un momento, leggendo Cuccette per signora, in cui capisci una cosa. Il vero viaggio non è quello verso Kanyakumari. È quello dentro sei donne chiuse per una notte nello stesso scompartimento. Akhila ha 45 anni. Ha retto la famiglia dopo la morte del padre, diventando l’”uomo di casa”. Ha rinunciato a se stessa per anni. Ora sale da sola su un treno, per la prima volta, e parte.
Quello che mi ha colpita profondamente, leggendo questo romanzo, è la scelta dell’autrice di affidare la verità a voci diverse. Ogni donna nello scompartimento porta una storia opposta alle altre. Margaret Shanti, professoressa di chimica, classifica le persone come elementi chimici — e da vittima del marito diventa, a poco a poco, sua carnefice. Marikolanthu ha attraversato una vita durissima. Ha imparato sulla propria pelle che la forza di una donna non è mai automatica: va cercata, scavata, conquistata dentro di sé.
C’è qualcosa di profondamente archetipico in questo romanzo. Il treno è la Grande Madre in movimento, un grembo temporaneo dove le donne si spogliano dei ruoli imposti e tornano, per una notte, a essere solo se stesse. Ogni scompartimento diventa una soglia: tra la donna che si è dovute diventare e quella che si sarebbe potute essere.
Cuccette per signora non è solo il racconto di un viaggio in treno. È la dimostrazione che la domanda più antica — se una donna possa essere felice da sola, senza bisogno di un uomo — non ha una risposta uguale per tutte. Ha sei risposte diverse, una per ogni donna in quello scompartimento. Ed è proprio lì, nell’ascolto reciproco, che ognuna di loro comincia, finalmente, a trovare la propria., in cui capisci una cosa. Il vero viaggio non è quello verso Kanyakumari. È quello dentro sei donne chiuse per una notte nello stesso scompartimento. Akhila ha 45 anni. Ha retto la famiglia dopo la morte del padre, diventando l’”uomo di casa”. Ha rinunciato a se stessa per anni. Ora sale da sola su un treno, per la prima volta, e parte.
Quello che mi ha colpita profondamente, leggendo questo romanzo, è la scelta dell’autrice di affidare la verità a voci diverse. Ogni donna nello scompartimento porta una storia opposta alle altre. Margaret Shanti, professoressa di chimica, classifica le persone come elementi chimici — e da vittima del marito diventa, a poco a poco, sua carnefice. Marikolanthu ha attraversato una vita durissima. Ha imparato sulla propria pelle che la forza di una donna non è mai automatica: va cercata, scavata, conquistata dentro di sé.
C’è qualcosa di profondamente archetipico in questo romanzo. Il treno è la Grande Madre in movimento, un grembo temporaneo dove le donne si spogliano dei ruoli imposti e tornano, per una notte, a essere solo se stesse. Ogni scompartimento diventa una soglia: tra la donna che si è dovute diventare e quella che si sarebbe potute essere.
Cuccette per signora non è solo il racconto di un viaggio in treno. È la dimostrazione che la domanda più antica — se una donna possa essere felice da sola, senza bisogno di un uomo — non ha una risposta uguale per tutte. Ha sei risposte diverse, una per ogni donna in quello scompartimento. Ed è proprio lì, nell’ascolto reciproco, che ognuna di loro comincia, finalmente, a trovare la propria.
categorie: India | India del Nord | Libri
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