di Amitav Ghosh
pp. 716
Einaudi 2025
Prezzo: 16 €
ISBN: 978-8858447574
Con questo terzo capitolo della trilogia dell’Ibis, Amitav Ghosh chiude il cerchio aperto con Mare di papaveri e Il fiume dell’oppio, portandoci dritti nel cuore della Prima Guerra dell’Oppio. Siamo nel 1840, e la Londra vittoriana ha deciso che il profitto vale più di ogni principio: le confische cinesi dell’oppio non sono un affronto morale da correggere, ma un danno economico da vendicare con i cannoni.
Quello che amo di questo romanzo, e più in generale di tutta la trilogia, è come Ghosh riesca a trasformare un evento storico — la guerra che aprirà la Cina al commercio occidentale con la forza — in un dramma intimo, fatto di destini individuali che si intrecciano e si scontrano. I personaggi che abbiamo conosciuto a bordo della Ibis si ritrovano tra Canton e Hong Kong, ma non più come compagni di sorte: la guerra li ha schierati su bandiere opposte, li costringe ad amarsi e odiarsi, a tradire e a scegliere.
C’è qualcosa che mi tocca profondamente in questo meccanismo narrativo: l’oppio come forza quasi archetipica, invisibile eppure onnipotente, che ha già deciso i destini di tutti fin dalle prime pagine della saga, molto prima che i protagonisti stessi ne fossero consapevoli. È il tema del fato che agisce nell’ombra, travestito da economia e geopolitica.
Ghosh non giudica mai apertamente, ma la sua scrittura — densa di dettagli storici, voci multiple, lingue e culture che si mescolano — lascia intravedere con chiarezza la brutalità del colonialismo mascherato da civiltà.
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