di Tiziano Terzani
pp. 272
TEA 2018
Prezzo: 10 €
ISBN: 978-8850251049
C’è un momento, nella vita di ogni viaggiatore vero, in cui il confine tra osservare e appartenere si fa sottile fino a scomparire. Tiziano Terzani lo ha attraversato, quel confine, e lo ha pagato con l’espulsione: arrestato, perquisito, cacciato dalla Cina nel febbraio del 1984, dopo quattro anni passati a cercare — con moglie e figli al seguito — di sentirsi «veramente cinese».
Leggendo queste pagine, ciò che mi colpisce non è tanto la denuncia politica, pure necessaria, delle contraddizioni di un socialismo maoista già in agonia, quanto il gesto stesso di Terzani: il rifiuto degli itinerari autorizzati, la scelta di perdersi tra la gente vera invece che tra le vetrine allestite per gli sguardi incantati dei turisti. È un atto quasi iniziatico, il suo — l’archetipo del pellegrino che rinuncia alle comodità della guida ufficiale per rischiare il contatto autentico, anche quando quel contatto costa caro.
Mi tocca profondamente anche il suo dolore per la distruzione dei tesori di una civiltà plurimillenaria, sacrificati sull’altare di un «nuovo», rincorso senza consapevolezza. È lo stesso dramma che vediamo ripetersi ovunque, in ogni epoca in cui una cultura rinnega la propria memoria per inseguire un progresso che non sa più dare senso a se stesso.
La Porta Proibita non è solo un reportage o un diario di viaggio: è la testimonianza di un uomo che ha scelto di attraversare una soglia proibita — non solo geografica, ma interiore — per capire davvero un popolo e un tempo. E in questo, Terzani non racconta soltanto la Cina: racconta anche noi, e il nostro bisogno di guardare oltre le porte che ci vengono indicate come le uniche percorribili.
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