La suite di Giava

Un’Indonesia coloniale ritrovata nella memoria, fino alle terrazze di Borobudur
Copertina di La suite di Giava

La suite di Giava

di Jan Brokken
pp. 256
Iperborea 2023
Prezzo: 17 €
ISBN: 978-8870916744

La suite di Giava l’ho portato con me, almeno nella memoria, per tutto il viaggio a Giava, anche se l’ho letto prima di partire.

Non è una guida, e nemmeno un romanzo nel senso classico. È il tentativo di uno scrittore olandese di ricostruire la vita di sua madre Olga, arrivata nelle Indie Orientali olandesi nel 1935, appena ventenne, rimasta tra Giava e Sulawesi per dieci anni, fino alla fine della guerra. Brokken parte da una sonata per pianoforte ascoltata per caso alla radio — I giardini di Buitenzorg, dalla Suite di Giava del compositore lituano Leopold Godowsky — e da lì risale, attraverso le lettere che sua madre scriveva alla sorella, fino a un’Indonesia che lui stesso non ha mai conosciuto.

Quello che mi ha colpito, leggendolo, è come il libro riesca a tenere insieme registri così diversi: la Storia con la esse maiuscola, il colonialismo, la guerra, la prigionia, e insieme il dettaglio minimo, quasi domestico, di una giovane donna che impara la lingua makassar e insegna alle giavanesi a usare la macchina da cucire. Tra le pagine, insieme al gamelan e ai profumi delle Indie, torna più volte anche Borobudur: le sue terrazze, i suoi bassorilievi, visti con gli occhi di chi ci ha vissuto vicino per anni, non da turista di passaggio.

Non è un libro che spiega Giava. È un libro che la fa sentire più vicina, più abitata, prima ancora di arrivarci — memoria, musica e Storia intrecciate come solo la grande non-fiction narrativa sa fare. L’ho ripensato più volte, camminando intorno a Borobudur: la stessa isola, lo stesso intreccio di fedi e di storie, letto attraverso occhi diversi dai miei ma altrettanto innamorati di questo posto.

categorie: Borobudur | Giava | Indonesia | Libri

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