Mangia Prega Ama

Il libro che mi ha spinta a cercare uno sciamano a Bali
Copertina di Mangia Prega Ama

Mangia Prega Ama

di Elisabeth Gilbert
pp. 400
Rizzoli 2015
Prezzo: 13 €
ISBN: 978-8858680810

Ho letto Mangia Prega Ama qualche mese prima di partire per Bali. Più che le pagine su Roma o sull’India, a restarmi addosso è stata una parola sola: sciamano. Elizabeth Gilbert racconta il suo incontro con Ketut Liyer, il guaritore che le legge il palmo delle mani nel cortile di casa. Nel libro resta un episodio quasi casuale, dentro un viaggio molto più grande.

Il libro segue una donna di trent’anni. Ha tutto quello che dovrebbe bastare: un matrimonio perfetto, una grande casa a New York, una solida carriera da giornalista. Una notte si ritrova comunque sul pavimento del bagno, in lacrime, certa solo di non volere più quella vita. Da lì parte un viaggio in tre tappe. Roma per il piacere del cibo e della lingua, l’India per la disciplina della meditazione, Bali per l’equilibrio tra le due cose. È un diario-confessione, e si sente. Gilbert non si risparmia, non si assolve troppo in fretta, non trasforma il dolore in una lezione già pronta.

Proprio per questo la sua ricerca di felicità non suona mai come un manuale di auto-aiuto travestito da memoir. A me ha lasciato una sola domanda pratica. Esisteva davvero un modo per trovare, non a Bali in generale, ma in un’isola precisa, uno sciamano vero? Ho deciso di scoprirlo di persona.

Sono partita con il libro in valigia e una lista di domande più che di indirizzi. Ero convinta che se Gilbert ce l’aveva fatta, in qualche modo ce l’avrei fatta anch’io. Lo sciamano che ho trovato, e come l’ho trovato, è una storia che racconterò a parte. Ma è cominciata tutta qui, tra le pagine di Mangia Prega Ama, molto prima di mettere piede sull’isola. A volte un viaggio comincia da una domanda scritta da qualcun altro, letta al momento giusto.

categorie: Bali | Indonesia | Libri | Ubud

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