Mappa dello Sri Lanka

Sri Lanka

Pietra, fuoco, acqua: tre modi in cui lo Sri Lanka non dimentica

Taccuino del viaggiatore

Popoli e fedi

Lo Sri Lanka è a maggioranza singalese e buddhista Theravada, ma la sua identità nasce dall’incontro di popoli diversi: tamil induisti, comunità musulmane, una minoranza cristiana erede delle dominazioni europee. Una pluralità che la guerra civile ha reso anche una delle ferite più dolorose del paese.

Una parola per entrare

Perahera: processione. A Kandy è una notte di tamburi, fuoco ed elefanti decorati. Ma dice anche di più: in Sri Lanka il sacro non resta chiuso nei templi, attraversa le strade e diventa vita collettiva.

Una ferita

26 dicembre 2004. Lo tsunami colpì le coste dello Sri Lanka lasciando decine di migliaia di vittime. Guardando oggi il mare placido di Negombo, è difficile immaginarne la forza. Quella memoria resta sotto la superficie.

Un gesto che racconta tutto

Togliersi le scarpe prima di entrare in un luogo sacro. Un gesto semplice, ripetuto davanti a ogni tempio: piedi nudi sulla pietra calda, silenzio, rispetto. Il rapporto quotidiano che lo Sri Lanka conserva con il sacro.

La domanda che porti con te

Quante cose possono essere distrutte senza che un luogo perda la propria anima?
Barche nella spiaggia di Negombo

Il mio Diario di viaggio

Scarica e leggi il mio Diario, con le impressioni e le immagini raccolte durante il viaggio.

Le molte anime dello Sri Lanka

Sono andata in Sri Lanka seguendo un sogno. Volevo assistere all’Esala Perahera, la grande processione buddhista che ogni anno attraversa Kandy tra tamburi, elefanti decorati e danzatori del fuoco. Non cercavo lo Sri Lanka delle spiagge da cartolina. Cercavo quella parte più antica e cerimoniale del paese, e per vederla da vicino sono rimasta a Kandy per tre giorni.

Lo Sri Lanka è un’isola che galleggia nell’Oceano Indiano, a poche decine di chilometri dalla punta meridionale dell’India, da cui è separata dallo Stretto di Palk e dal Golfo di Mannar. Fino al 1948 fu una colonia britannica con il nome di Ceylon, e solo nel 1972, ormai repubblica, adottò ufficialmente il nome Sri Lanka.

Il paese porta con sé anche ferite più recenti: una guerra civile durata quasi trent’anni, dal 1983 al 2009, che contrappose il governo centrale, a maggioranza singalese e buddhista, alle Tigri Tamil, il movimento separatista che rivendicava l’indipendenza delle regioni settentrionali a maggioranza tamil e induista. Nel mezzo di quegli anni, nel 2004, lo tsunami devastò le coste dell’isola, colpendo entrambe le comunità senza distinzione.

Eppure quest’isola piccola ha attraversato dominazioni portoghesi, olandesi e britanniche, guerra e disastri naturali, senza mai perdere un’identità profondamente radicata nel buddhismo.

Il paese conserva un senso di devozione molto forte: secondo la tradizione, il Buddha si recò tre volte in questa terra, scegliendola come il luogo in cui la sua dottrina sarebbe sopravvissuta nella forma più pura. Nei templi, nei rituali e nella vita quotidiana scandita dal buddhismo, quella devozione sembra essersi mantenuta intatta nei secoli — è un paese in cui la spiritualità non è confinata ai luoghi di culto, ma pervade i gesti minimi della giornata, dal modo di aprire una porta a quello di salutare uno sconosciuto.

Un cammino nello Sri Lanka tra templi, tamburi e memoria del mare

Il mio percorso in Sri Lanka parte dal Triangolo Culturale — la regione delle antiche capitali buddhiste, tra Anuradhapura, Polonnaruwa e Sigiriya — attraversa Kandy, cuore cerimoniale del paese, per chiudersi sulla costa occidentale, a Negombo

Polonnaruwa

Per tre secoli capitale del regno singalese, oggi patrimonio UNESCO, è un paradiso archeologico di palazzi, templi e statue. Tra rovine di palazzi e vasche decorate da statue di animali, sono rimasta senza parole davanti al complesso di Gal Vihara e al dagoba di Rankot Vihara, il quarto più grande del paese: ogni dagoba, con la sua base quadrata, la cupola emisferica e la torre a cono, rappresenta simbolicamente il corpo del Buddha e la sua parola, un invito silenzioso verso l’illuminazione.

Dambulla

Il Tempio d’Oro, scavato nella roccia prima del I secolo a.C., custodisce ottanta grotte e centocinquantatré statue del Buddha, alcune alte fino a quindici metri, insieme a raffigurazioni delle divinità hindu Vishnu e Ganesh. L’ho visitato al tramonto, quando la luce filtra tra le sagome degli edifici e il luogo si svuota dei turisti per riempirsi di fedeli locali in preghiera: uno dei silenzi più densi che abbia mai attraversato.

Anuradhapura

Antica capitale diventata quasi una città-foresta, è il sito che più mi ha impressionata, non solo per le sue dimensioni ma per la bellezza dei suoi dagoba e templi in rovina immersi nella vegetazione. Tra questi si trova lo Sri Maha Bodhi, un fico sacro cresciuto da un germoglio dell’albero originale sotto cui il Buddha ottenne l’illuminazione: piantato nel 288 a.C., è il più antico albero al mondo di cui si conosca la data di nascita, e un gruppo di guardiani lo accudisce ininterrottamente da duemila anni.

Sigiriya

La rocca del leone: un’enorme roccia che spunta dalla foresta come un miraggio, patrimonio UNESCO dal 1982, abitata già in epoca preistorica e poi trasformata, secondo la tradizione, nella fortezza inespugnabile del re Kassapa. Lungo una galleria scavata nella pietra sopravvivono antichi affreschi tantrici dai colori ancora accesi, mentre in cima restano le due enormi zampe leonine della statua che dà il nome al sito.

Kandy

È qui che il mio viaggio in Sri Lanka trova il suo centro. Avevo scelto apposta una camera con balcone al Queen’s Hotel, uno degli alberghi storici più celebri della città, proprio nel cuore di Kandy, a pochi passi dal lago e dal Tempio del Dente, la reliquia che l’intera processione va a onorare. Da quel balcone, le tre sere dell’Esala Perahera, ho visto la processione passare proprio sotto di me: elefanti decorati, danzatori del fuoco, acrobati e tamburini, il fumo delle torce che saliva fino a me mentre il battito dei tamburi si sentiva prima ancora che il corteo apparisse alla vista.

Negombo

Cittadina di pescatori a nord di Colombo, a pochi chilometri dall’aeroporto internazionale, Negombo sembra a prima vista l’ultima tappa balneare e rilassata di un viaggio in Sri Lanka. Ma stando lì, la sera, con il tramonto che si allungava sull’acqua, non riuscivo a smettere di pensare che proprio su quella costa, il 26 dicembre 2004, era arrivata l’onda dello tsunami che devastò lo Sri Lanka e uccise decine di migliaia di persone in tutto il paese. Negombo non fu colpita duramente quanto il sud e l’est dell’isola, ma l’acqua arrivò anche qui. Quella sera, guardando il mare così placido, sentivo forte quella memoria rimasta sotto la superficie calma, mentre il sole scendeva come se nulla fosse mai accaduto.

Dietro ogni tappa di questo cammino c’è la stessa ricerca che mi aveva portata fin qui: non le spiagge da cartolina che spesso raccontano lo Sri Lanka, ma quel filo silenzioso che lega la pietra dei templi al fuoco della processione, fino alla memoria che il mare nasconde sotto la sua superficie placida. A Kandy, sotto un balcone, e a Negombo, davanti a un tramonto, ho capito che in questo paese anche il presente porta sempre dentro di sé uno strato più antico.

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