Per me viaggiare è vitale come respirare, e quando penso di farmi un regalo si tratta sempre di una destinazione lontana da visitare. Così, per il mio compleanno, ho deciso che volevo assolutamente uno scenario da sogno — e me lo sono costruito: tre giorni in giunca privata in Vietnam sulla Baia di Ha Long.
Scrivo queste righe ancora con la sensazione dell’acqua sotto la chiglia, e la certezza che quello che ho vissuto è stato molto di più di quello che avevo immaginato.
Non dimenticherò il momento in cui la giunca ha lasciato il porto e le prime rocce sono comparse all’orizzonte, sospese sull’acqua come se non avessero peso. La baia di Ha Long è veramente stupefacente, e capisco perché non sia un caso che, per la sua particolarità e bellezza, sia stata dichiarata Patrimonio dell’Unesco, né che sia stata lo scenario di film notissimi come Indocina e Il domani non muore mai.

Ho scoperto, leggendo prima di partire, che la Baia di Ha Long è un’insenatura del golfo del Tonchino, disseminata di quasi 2.000 isole e isolotti calcarei e di numerose grotte carsiche. La baia si estende lungo circa 120 chilometri di costa, si trova a circa 165 km a est della capitale Hanoi, e il suo nome, in vietnamita, significa “dove il drago scende in mare”.
Mi hanno raccontato, mentre scivolavamo tra le rocce, un’antichissima leggenda locale: gli dei mandarono una famiglia di draghi per difendere i vietnamiti dagli invasori cinesi. Scesero dal cielo e sputarono fiumi di gocce di giada, che caddero nelle acque della baia provocando la formazione delle migliaia di isole e isolotti, costituendo così una sorta di muraglia difensiva dalle invasioni dei pirati.
Ogni luogo, mi hanno spiegato, ha un nome particolare: dove atterrò il dragone madre venne chiamato Hạ Long; dove i figli del drago si fermarono accanto alla madre fu chiamato Bái Tử Long. Il luogo dove, secondo la leggenda, i figli del drago agitarono violentemente le proprie code prese invece il nome di Bạch Long Vĩ, “coda del drago bianco”.
La maggior parte delle isole ha preso il nome dalla propria forma: Voi ricorda un elefante, Ga Choi un artiglio da combattimento, Mai Nha un tetto. Cat Ba è l’isola più grande dell’arcipelago e ospita un parco nazionale ricco di foreste tropicali, mangrovie e una fauna molto varia, tra cui numerose specie di uccelli e il raro langur di Cat Ba.

Molte delle isole sono vuote, altre contengono grandi grotte visitabili. Dau Go Cave è una delle più note e imponenti della baia, scoperta da esploratori francesi nel XIX secolo e ribattezzata Grotte des Merveilles. Io ho visitato la Grotta della Sorpresa (Sung Sot Cave), costituita da tre grandi e bellissime sale; nella seconda si trova una stupefacente roccia di forma fallica, illuminata di rosa, considerata un simbolo di fertilità.
Camminando sotto quelle volte di pietra, tra stalattiti che sembravano gocciare luce dorata, ho avuto la sensazione precisa di entrare nel ventre della leggenda che mi avevano appena raccontato.


Le acque della baia sono placide e tranquille, solcate solo dalle silenziose imbarcazioni asiatiche, simili a battelli, dove ho fatto il mio favoloso giro in un’atmosfera rarefatta e coloniale. All’interno della baia era ancora presente un villaggio galleggiante: gli abitanti vivevano e lavoravano in piccole abitazioni sull’acqua e si spostavano da una parte all’altra con le loro canoe. Il villaggio galleggiante di Vung Vieng è abitato da circa 50 famiglie di pescatori e coltivatori di perle.

Quando ci sono arrivata, le donne del posto mi hanno portata con le loro barche di bambù a fare un giro attorno alle magnifiche rocce, nel silenzio della baia, dove si sentiva solo il rumore dei remi che affondavano nell’acqua.

Quello che porto con me, più ancora delle rocce, sono i volti incontrati lungo il tragitto: una donna che raccoglie molluschi tra gli scogli a mani nude, china nel fango; una famiglia intera che vive su una piccola barca, coi vestiti stesi ad asciugare al vento; un peschereccio con le sue lunghe braccia di legno tese come ali sull’acqua ferma.



Uno dei momenti che ricordo con più gioia è stato quando, scesa dalla giunca, mi sono lasciata calare in un kayak a due posti per esplorare da vicino gli anfratti della baia. Il marinaio in divisa bianca mi ha aiutata a salire con la delicatezza di chi ripete quel gesto ogni giorno da anni, mentre l’acqua, in quel punto, aveva assunto un colore verde smeraldo quasi irreale

Pagaiando accanto alla parete di roccia, con il mio compagno di kayak vietnamita che rideva a ogni mia domanda curiosa, mi sono sentita per un attimo parte di quel paesaggio invece che semplice spettatrice. Non ho resistito a fare il segno di vittoria alla macchina fotografica: era davvero un compleanno perfetto.

Devo dire che ammirare il tramonto dal ponte superiore della giunca è stata davvero un’esperienza unica e molto romantica. Il sole, ogni sera, scendeva dietro le sagome nere delle isole come se anche lui obbedisse a quella stessa leggenda del drago, tuffandosi lentamente nell’acqua dorata.

Addormentarsi su quelle acque accompagnata da un tramonto magico è stato davvero un compleanno da film, e ancora oggi, quando chiudo gli occhi, rivedo quel disco rosso che scompare dietro le montagne di pietra.
La Baia di Ha Long è una delle Nuove Sette Meraviglie Naturali del mondo, e devo dire che è un titolo che si merita completamente.
La sera, tornata sulla giunca, ho trovato ad aspettarmi una sorpresa che non dimenticherò: l’equipaggio aveva preparato una torta con le candeline, e per un attimo mi sono sentita accolta come in famiglia, a migliaia di chilometri da casa. È stato il modo più bello per chiudere questo viaggio: non un semplice regalo che mi sono fatta, ma un dono che la baia stessa, e le persone che l’hanno resa speciale, mi hanno restituito.









categorie: Baia di Ha Long | Vietnam
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