Mappa della Corea del Sud

Corea del Sud

Busan, la porta inattesa.

Taccuino del viaggiatore

Popoli e fedi

Il buddhismo dell’Ordine Jogye convive con un cristianesimo protestante particolarmente diffuso, caso raro nell’Asia orientale, e con il muism, lo sciamanesimo coreano, che continua a sopravvivere accanto alle grandi religioni.

Una parola per entrare

Hallyu, l’onda coreana: la parola con cui la Corea del Sud racconta la propria trasformazione da paese poco conosciuto in Occidente a potenza globale della cultura pop, della moda e dell’intrattenimento.

Una ferita

La guerra di Corea non si è mai conclusa con un trattato di pace, ma solo con un armistizio: tecnicamente, le due Coree sono ancora in guerra.

Un gesto che racconta tutto

Un monaco attraversa lentamente il cortile di Beomeosa, mentre fuori dal tempio la città corre veloce.

La domanda che porti con te

È possibile vivere il futuro senza perdere il legame con il passato?

Il mio Diario di viaggio

Scarica e leggi il mio Diario, con le impressioni e le immagini raccolte durante il viaggio.

Le molte anime della Corea del Sud

La Corea del Sud mi attirava da tempo, per due ragioni che appartengono a due epoche lontanissime tra loro. La prima era il mistero: fino a poco tempo fa, nell’immaginario occidentale, la Corea del Sud era un paese poco raccontato, quasi in ombra tra i suoi due vicini più ingombranti, la Cina e il Giappone. La seconda era l’esatto contrario: l’Hallyu, l’onda coreana che ha portato il K-pop e la moda coreana nelle stanze di Alice, mia nipote, che di quella cultura è appassionata quanto io lo sono dei templi. Sono così partita per visitare Beomeosa, un tempio buddista arroccato sul monte Geumjeongsan, e non per Seoul: la mia porta d’ingresso in Corea del Sud è stata Busan, e non era una scelta ovvia.

Busan si trova alla punta sud-orientale della penisola coreana, affacciata sullo stretto di Corea: nelle giornate più limpide, dalla costa, si intravede l’isola giapponese di Tsushima. È una porta laterale, non quella frontale che rappresenta Seoul, la capitale che è da sempre il varco verso il continente, verso la Cina e la vecchia Manciuria. Busan guarda altrove: al mare, al Giappone, al Pacifico.

Sono entrata in Corea del Sud da questa porta e ho trovato una pluralità di anime che si gioca dentro Busan stessa, nei suoi strati: un tempio antico, una guerra recente, un porto, una modernità velocissima.

Beomeosa, il tempio sul monte del pozzo d’oro

La salita al monte Geumjeongsan è stata impegnativa, ricompensata dalla meraviglia dello sguardo, appena varcata la soglia: intagli e decorazioni di una maestosità inattesa, i colori vivaci del dancheong — il decoro tradizionale coreano, verde, blu e rosso — che ricoprono ogni trave del tempio, e alcuni monaci incontrati lungo il cammino a rendere il luogo ancora vivo, non solo custodito. Fondato nel 678 d.C. dal monaco Uisang, Beomeosa sorge sulla “montagna del pozzo d’oro”, il cui nome viene da una leggenda: un pesce dorato disceso dal cielo su nuvole colorate. Oggi è uno dei templi principali dell’Ordine Jogye, il ramo più importante del buddhismo coreano.

Busan, la città-rifugio della Corea del Sud

Durante la guerra di Corea (1950-1953), Busan fu l’unica grande città del paese a non cadere mai in mano nordcoreana: capitale provvisoria, porto d’arrivo per centinaia di migliaia di sfollati dal Nord, è una città cresciuta accogliendo chi non aveva più una casa a cui tornare.

Il mercato del pesce e il cinema

Al Jagalchi, il più grande mercato del pesce della Corea, la vita passa ancora attraverso il porto e le bancarelle: un luogo rumoroso e vitale, lontano dalla calma di Beomeosa ma parte della stessa città. Dal 1996 il Busan International Film Festival porta qui registi e spettatori da tutta l’Asia, rendendo Busan uno dei crocevia del cinema asiatico di cui sono appassionata.

Hallyu, l’onda coreana

Camminando per il centro di Busan, ragazzi e ragazze vestiti come usciti da un video musicale: abiti studiati, capelli e colori scelti con cura, esattamente l’estetica Hallyu che ha già conquistato Alice a casa. Insegne luminose di catene di bubble tea come Gong cha si alternano a negozi di cosmetica coreana, K-beauty, ovunque negli isolati intorno alla stazione. Il contrasto con Beomeosa, a poche ore di distanza, è netto: da una parte un tempio del VII secolo e i suoi monaci, dall’altra una città che trasforma la propria immagine in un fenomeno globale ipermoderno.

Busan non è la Corea che ci si aspetta se si arriva da Seoul: è la Corea vista di lato, da una città che ha sempre guardato al mare prima che al continente. Questo porto laterale tiene insieme un tempio del VII secolo e l’onda culturale più giovane del pianeta, senza che l’uno debba cancellare l’altro. Sono arrivata cercando un tempio, ma ho trovato una porta inattesa.

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