Mappa del Laos

Laos

Un cammino sul fiume, dal confine alla capitale.

Taccuino del viaggiatore

Popoli e fedi

Il buddhismo Theravada è la fede dominante tra la popolazione lao delle pianure e nelle grandi città, ma risalendo il Mekong verso le zone più isolate si incontrano decine di gruppi etnici — Hmong, Khmu, Akha tra gli altri — che conservano pratiche animiste legate agli spiriti della natura e degli antenati, spesso intrecciate con la fede buddhista.

Una parola per entrare

Baci (o sou khouan). Il filo di cotone bianco legato al polso durante una cerimonia tradizionale, per richiamare l’anima e augurare protezione a chi parte o arriva. Me lo hanno legato in un villaggio lungo il fiume, senza che lo chiedessi: è rimasto lì per giorni, sbiadito dal sole e dall’acqua del Mekong.

Una ferita

Tra il 1964 e il 1973 il Laos fu bersaglio di oltre due milioni di tonnellate di bombe, sganciate durante una guerra mai dichiarata ufficialmente. Decine di migliaia di ordigni inesplosi restano ancora oggi nel terreno e continuano a uccidere o mutilare civili, soprattutto contadini e bambini. Una ferita che il paese non ha mai smesso di portare con sé.

Un gesto che racconta tutto

L’offerta del riso appiccicoso ai monaci all’alba, il tak bat: un gesto quotidiano che si ripete da generazioni e che a Luang Prabang si può ancora osservare. Ricordarsi di avvicinarsi con rispetto, senza trasformarlo in uno spettacolo da fotografare.

La domanda che porti con te

Cosa significa un viaggio quando a guidarlo non è una lista di luoghi da vedere, ma la scelta di seguire, semplicemente, la corrente?

Il mio Diario di viaggio

Scarica e leggi il mio Diario, con le impressioni e le immagini raccolte durante il viaggio.

Le molte anime del Laos

Il mio viaggio in Laos comincia nel modo più semplice e insieme più potente: ho attraversato a piedi il posto di frontiera di Chiang Khong, sul lato thailandese del Mekong. Poi sono salita su una barca lenta che avrebbe risalito il fiume per due giorni. E proprio il fiume è stata la scelta che mi ha portata qui: volevo navigare il Mekong, che avevo appena assaggiato in Vietnam, ed entrare nei villaggi delle comunità etniche più isolate: quelle che ancora oggi nessuna strada asfaltata raggiunge. Il resto del viaggio si è costruito attorno a questa prima decisione: due giorni di navigazione lenta, con soste programmate e altre no, e poi la scoperta dei templi piccoli e nascosti che mi hanno fatto capire che il Laos si racconta meglio dall’acqua che dalla terra.

Il Mekong, la spina dorsale del Laos

Il Laos è l’unico paese del Sud-est asiatico continentale senza sbocco sul mare. È stretto tra il Myanmar (ex Birmania) e la Thailandia a ovest, la Cina a nord, il Vietnam a est e la Cambogia a sud. Il Mekong lo tiene insieme, attraversando il paese da nord a sud per oltre mille chilometri. È stato per secoli una delle principali vie di comunicazione in un territorio fatto di montagne, foreste e villaggi che la modernità ha raggiunto solo in parte.

Il Mekong nel suo complesso attraversa sei paesi e si estende per oltre 4.350 chilometri, dal Tibet al Mar Cinese Meridionale. È proprio in Laos che scorre più libero, senza le grandi dighe e i porti industriali che lo trasformano altrove, ecco perchè ancora oggi, risalire il fiume in barca significa vedere un Laos che il viaggio su strada non può mostrare.

Le cicatrici della guerra segreta

È anche un paese che porta cicatrici recenti: durante la guerra del Vietnam fu il paese più bombardato pro capite della storia e fu teatro nascosto di una “guerra segreta” combattuta lungo il sentiero di Ho Chi Minh. Le bombe inesplose restano, ancora oggi, un problema concreto in alcune zone rurali. Un dettaglio che raramente compare nelle guide turistiche, ma che è impossibile ignorare parlando con chi il Laos lo abita davvero. Si stima che tra il 1964 e il 1973 siano state sganciate sul paese oltre due milioni di tonnellate di bombe, più di quante ne caddero su Germania e Giappone messi insieme durante la Seconda guerra mondiale.

Un cammino sul Mekong, il Laos dal confine alla capitale

Il mio percorso in Laos segue letteralmente il corso del Mekong: dal punto di frontiera con la Thailandia, in barca fino a Luang Prabang, e poi via terra verso la capitale.

Huay Xai

Il punto di ingresso, sulla riva opposta a Chiang Khong: poco più di un molo, qualche guesthouse. Il primo imbarco sulla lenta imbarcazione che avrebbe risalito il fiume e da qui in poi il Laos si racconta soprattutto attraverso lo sguardo di una barca dove sono l’unica ospite.

Pak Beng

La sosta obbligata a metà navigazione, un villaggio-tappa che vive quasi esclusivamente del passaggio dei viaggiatori fluviali. Una notte qui, tra le luci fioche lungo la riva, è già un assaggio suggestivo del ritmo del Laos rurale, che imparerò a conoscere.

Khok Kaek

Uno dei villaggi minori lungo il corso del fiume, abitato da comunità che vivono ancora di pesca e agricoltura di sussistenza. La barca rallenta, tocca quasi la riva e, per qualche minuto, il tempo del viaggio e quello del villaggio coincidono: bambini corrono a riva al primo rumore del motore, accanto donne accovacciate lavano panni dove la corrente si fa più debole. Uomini riparano reti, seduti sulle palafitte di bambù. Nessuno chiede nulla, nessuno vende nulla. È uno scambio di sguardi più che di parole: forse il momento in cui ho sentito con più chiarezza che quella barca non mi stava solo portando da un punto a un altro, ma mi stava facendo attraversare vite che scorrono a un ritmo completamente diverso dal mio.

Luang Prabang

Patrimonio UNESCO, ex capitale reale e ancora oggi cuore spirituale del paese. Decine di monasteri buddhisti, i monaci in fila silenziosa all’alba per la questua del riso. L’incontro tra architettura coloniale francese e templi lao che convivono senza contraddirsi. È la città in cui il fiume, dopo giorni di navigazione, restituisce un centro urbano e da qui, una breve risalita sul Mekong, mi porta alle grotte di Pak Ou. Scavate nella roccia calcarea, sorgono all’incontro tra il Mekong e il fiume Nam Ou e custodiscono migliaia di piccole statue di Buddha lasciate come offerta nei secoli. Forse il punto in cui la dimensione fluviale e quella spirituale del Laos si toccano più da vicino: un’esperienza davvero incredibile.

Vientiane

La capitale, sorprendentemente piccola e placida per essere una capitale nazionale: pochi grattacieli, un lungofiume tranquillo, un ritmo che sembra ancora quello di una città di provincia. Dopo il fiume e le comunità isolate, arrivarci significa tornare, con una certa dolcezza, al mondo contemporaneo.

Pha That Luang

Il grande stupa dorato, simbolo nazionale del Laos e del buddhismo Theravada del paese, ricostruito più volte nei secoli dopo distruzioni e saccheggi. L’attuale struttura risale al 1566, quando re Setthathirat ne ordinò la costruzione dopo aver spostato qui la capitale da Luang Prabang. Fu distrutta più volte dalle invasioni siamesi nell’Ottocento e ricostruita, nella forma attuale, dai francesi nel Novecento. Oggi è alta 45 metri, circondata da trenta stupa minori. La sua immagine compare sullo stemma nazionale del Laos, unico simbolo religioso mantenuto anche dopo la rivoluzione comunista del 1975.

Dietro ogni tappa di questo cammino c’è la stessa acqua lenta e marrone che ho seguito fin dal primo giorno. Con essa ho imparato a vedere un paese non attraverso le sue città, ma attraverso il fiume che le tiene tutte insieme.

Se pensi di partire

libri consigliati da monica morganti

Consigli di lettura

Consigli di lettura per scoprire, approfondire e lasciarsi ispirare.

leggi gli articoli:

No posts found!