Shanghai

I miei Mandala esposti e le seducenti luci del Bund

I miei Mandala alla Shanghai Library

Le sorprese non finiscono mai, in questa vita. Dopo essere stata invitata a esporre i miei Mandala a New York, mi arriva un invito da Shanghai: presentare i miei quadri al “Meeting in Shanghai”, l’International Art Exhibition che si tiene presso la Shanghai Library. Non ci penso due volte e, naturalmente, accetto. Certe occasioni si presentano una volta sola nella vita, e io non sono mai stata brava a lasciarle passare.

La Library, Biblioteca Nazionale, è al terzo posto tra le biblioteche più grandi al mondo. Ha ereditato le collezioni personali degli Imperatori sin dalla dinastia Song (1127-1279), oltre a moltissime collezioni private di “celebrità” delle dinastie Ming e Qing. Pensare che i miei Mandala sarebbero stati esposti in un luogo che custodisce secoli di manoscritti imperiali mi ha dato una sensazione precisa. Fin dal primo momento, quella di partecipare a qualcosa più grande di me.

In modo straordinario, questa ricchezza storica si sposa con una struttura architettonica ultra moderna e affascinante, che ospita la mostra internazionale a cui partecipo. Sale luminose, vetrate enormi, un design che sembra proiettato nel futuro, eppure a pochi passi da testi antichi che hanno attraversato dinastie intere. È proprio in questo contrasto, capii subito, che si racchiude gran parte del carattere di questa città.

Le scale mobili incrociate nell'atrio ultramoderno della Shanghai Library
Le scale mobili incrociate nell’atrio ultramoderno della Shanghai Library
Davanti al banner del "Meeting in Shanghai", International Art Exhibition, 2013
Davanti al banner del “Meeting in Shanghai”, International Art Exhibition, 2013

Per me è l’occasione di tornare in questa città dopo quasi trent’anni. Di certo non immagino che la mia Shanghai — quella che ricordo con il suo taglio tipicamente indocinese, raccontato in modo sorprendente dal film Lanterne Rosse — non ci sia più. Scendo dall’aereo con la testa piena di immagini vecchie di quasi trent’anni, senza sapere ancora quanto poco di quella città avrei ritrovato.

Il Bund

L’atmosfera indocinese che ricordavo ha lasciato il posto a una nuova città, totalmente diversa. Riesce comunque ad ammaliarmi, con le sue luci e il suo grande fiume che scorre lento sotto i grattacieli.

Alloggio, infatti, in un hotel che si affaccia proprio sul Bund, e mi lascio incantare fin dalla prima sera, con il naso incollato alla finestra come una turista alla prima esperienza.

Di sera, il lato storico del Bund si accende tutto insieme. I palazzi coloniali in stile neoclassico, un tempo sedi di banche e compagnie commerciali europee, si illuminano uno dopo l’altro, come se qualcuno, ogni sera, riaccendesse manualmente un secolo intero. È uno spettacolo che non si stanca mai di ripetersi, sempre uguale e sempre diverso, a seconda di dove ti fermi a guardarlo.

Lo skyline di Pudong all'imbrunire, tra grattacieli e insegne luminose
Lo skyline di Pudong all’imbrunire, tra grattacieli e insegne luminose

Il Bund è uno dei simboli architettonici più riconoscibili di Shanghai. La parola “bund” deriva da un termine anglo-indiano che indica un argine lungo la riva fangosa di un fiume. Ed effettivamente era proprio questo, all’inizio: quando la prima compagnia britannica vi aprì un ufficio, nel 1846, il Bund era poco più di una striscia di fango lungo l’acqua.

Successivamente è diventato il simbolo dell’eleganza di Shanghai, affascinante città del commercio internazionale, crocevia di capitali e culture diverse. Oggi molti edifici moderni sono stati affiancati a quelli storici. Lungo la riva è stato costruito un muro di contenimento lungo 771 metri, pensato per il controllo delle piene del fiume. In cima al muro corre un’ampia passeggiata panoramica, pavimentata con piastrelle colorate. È punteggiata da aiuole fiorite e da luci da giardino in stile europeo, che di sera si accendono una dopo l’altra.

Dall’altra parte del fiume, a Pudong, la prospettiva si ribalta completamente. Di giorno il traffico scorre sotto grattacieli di vetro e acciaio che sembrano competere tra loro per toccare il cielo per primi.

Pudong di giorno: il traffico scorre sotto i grattacieli di vetro e acciaio
Pudong di giorno: il traffico scorre sotto i grattacieli di vetro e acciaio

In uno scatto ho fermato anche la Shanghai Tower ancora incompleta, avvolta dalle gru, mentre saliva accanto alla Jin Mao Tower e allo Shanghai World Financial Center. È il piccolo fermo immagine di una città che, letteralmente, non smetteva di costruirsi sotto i miei occhi. Oggi quella torre è finita da anni, ed è già una delle più alte del mondo: la foto che ho scattato allora, senza saperlo, è già diventata un documento storico.

Di notte, invece, Pudong diventa un’altra cosa ancora. La Oriental Pearl Tower si accende di luci colorate e domina lo skyline con le sue sfere sospese, visibile da quasi ogni punto del lungofiume.

Sulla facciata del grattacielo Citigroup, un’animazione a led proietta un enorme cuore rosso pulsante, tra caratteri cinesi che scorrono verso l’alto: un dettaglio quasi tenero, in mezzo a tanto acciaio e vetro.

L'animazione a cuore sulla facciata del grattacielo Citigroup, di sera
L’animazione a cuore sulla facciata del grattacielo Citigroup, di sera

Mi fermo a lungo a osservare quel confine liquido tra le due sponde. Da una parte l’Europa che immaginava se stessa a Shanghai un secolo fa, dall’altra una Cina che ha deciso di superarla in altezza, in velocità, in luce. Nessuna delle due sponde nega l’altra: si guardano, semplicemente, attraverso l’acqua scura del Huangpu, ogni sera, da quando i primi grattacieli di Pudong hanno iniziato a spuntare. A volte penso che sia proprio questo il vero ritratto di Shanghai oggi. Non una città che ha scelto tra passato e futuro, ma una che li tiene entrambi sott’occhio, ogni notte, dalle due sponde dello stesso fiume.

Passeggio lì la sera, con calma, e mi godo la vista sul fiume Huangpu, che riflette le luci dei grattacieli sull’altra sponda in un gioco continuo di colori. Barche illuminate scivolano lente sull’acqua, e il rumore della città alle mie spalle si fa via via più lontano.

È lì, camminando lungo quella passeggiata, che lascio finalmente andare il rimpianto per la città perduta, quella dei miei ricordi di quasi trent’anni prima. Mi immergo senza più resistenze nelle sue luci notturne, in quello che Shanghai è diventata oggi.

categorie: Cina | Shanghai

21 Agosto 2026

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