Tutti i figli di Dio danzano

L’eco del terremoto di Kobe in vite lontane
Copertina di Tutti i figli di Dio danzano

Tutti i figli di Dio danzano

di Haruki Murakami
pp. 128
Einaudi 2013
Prezzo: 11€
ISBN: 978-8806216986

Ho letto Tutti i figli di Dio danzano qualche tempo dopo essere stata a Kobe. Mi sono pentita di non averlo portato con me su quella collina. Murakami ha scritto questi racconti a partire dal terremoto che nel 1995 devastò la città, ma nessuno dei suoi personaggi si trova fisicamente lì. Sono altrove: a Tokyo, a Bangkok, in una cittadina di provincia. Il sisma li raggiunge come un’onda lunga, un’ombra che si allunga sulle loro vite molto dopo che la terra ha smesso di tremare.

Mi è tornato in mente mentre scrivevo di Nishimura’s Coffee, il locale di Kitanozaka. Restò riservato ai soci fino a quel gennaio del 1995, quando aprì le porte a tutti. Ho pensato a quanti, come i personaggi di Murakami, avessero saputo del terremoto standosene lontani. Incapaci di fare qualcosa se non aspettare notizie, si sentivano comunque toccati, in un modo che non sapevano spiegare.

Il racconto che dà il titolo alla raccolta segue un giovane convinto che il vero padre si nasconda tra la folla di una stazione. Non è un racconto sul terremoto: è un racconto su cosa succede dentro le persone quando il terreno, letteralmente, smette di essere affidabile. Murakami non descrive mai le macerie. Descrive l’insonnia, le telefonate a metà, il bisogno improvviso di partire senza una destinazione precisa.

L’ho richiuso pensando alla luce del tramonto sulla Kazamidori no Yakata, ai mattoni che sembravano ancora caldi. Una città può ricostruirsi in mattoni e restare, sotto, permanentemente scossa. Questo libro non racconta Kobe. Racconta tutto quello che il terremoto di Kobe ha spostato altrove. Vite che con quella città non avevano nulla a che fare, finché non hanno avuto tutto. È la stessa sensazione che si prova camminando per Kitano al tramonto: la superficie racconta eleganza, mattoni rossi, statue di jazz. Sotto, se ci si ferma abbastanza, si sente ancora il tremito.

categorie: Giappone | Kobe | Libri

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