di Tiziano Terzani
pp. 375
Longanesi 2008
Prezzo: 17 €
ISBN 978-8830424418
Ho letto Fantasmi. Dispacci dalla Cambogia da giovanissima, senza immaginare che un giorno avrei davvero incontrato quella terra nei miei viaggi. Rileggerlo dopo aver visitato Angkor è stata un’esperienza diversa: dietro la magnificenza delle pietre ho potuto intravedere la storia tormentata del Paese che le custodisce.
La Cambogia è stato uno dei grandi amori di Tiziano Terzani, e nelle sue pagine si sente tutto il peso di questo coinvolgimento. Un piccolo regno, custode di Angkor, diventato al tempo stesso vittima dei grandi giochi geopolitici del Novecento. Terzani vi tornò più volte tra il 1972 e il 1994, attraversando fasi radicalmente diverse della sua storia, sempre cercando cosa si nascondesse dietro gli avvenimenti ufficiali. USA, Cina e URSS restano presenze ingombranti sullo sfondo di una vicenda che sembrava appartenere a un piccolo Paese, ma che in realtà era al centro delle tensioni internazionali dell’epoca.
Quello che mi colpisce di più, rileggendolo oggi, è come Terzani riesca a tenere insieme il giornalista e l’uomo. Racconta la sua amicizia con il re e insieme la sua indignazione davanti agli assassini dei khmer rossi, la crescente diffidenza verso l’operato delle Nazioni Unite. Non cerca mai una posizione neutrale: prende parte, e proprio questa partecipazione rende il racconto così intenso e vivo, ancora oggi.
Tra le pagine più coinvolgenti resta l’episodio della sua cattura da parte di un gruppo di combattenti bambini, e di come riuscì a salvarsi grazie a una risata — narrato senza mai trasformarlo in eroismo. Le fotografie originali aggiungono un’ulteriore dimensione al libro.
Fantasmi. Dispacci dalla Cambogia mi ricorda che Angkor non è solo una meraviglia archeologica, ma parte viva della storia di un popolo che ha conosciuto splendore, violenza e profonde trasformazioni.
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