Il dio delle piccole cose

Quando l’amore diventa trasgressione
Copertina di Il dio delle piccole cose

Il dio delle piccole cose

di  Arundhati Roy
pp. 368
TEA 2021
Prezzo: 13€
ISBN: 978-8850259953

In questa recensione de Il Dio delle Piccole Cose di Arundhati Roy parto da un’intuizione: il vero dramma non sta negli eventi grandi, ma in quelli minuscoli — un tocco, uno sguardo, una parola non detta al momento giusto. India, fine anni Sessanta: Ammu lascia un marito violento per tornare a casa con i suoi due figli, Estha e Rahel. Ma una donna divorziata, nella tradizione indiana, non ha più un posto riconosciuto. E se quella donna si innamora di un intoccabile, allora non resta più nulla — né comprensione, né perdono.

Quello che mi ha colpita profondamente, leggendo questo romanzo, è la scelta di Roy di raccontare tutto attraverso gli occhi dei due bambini gemelli. È uno sguardo che non giudica, che non può ancora giudicare secondo le categorie degli adulti, e proprio per questo restituisce la crudeltà delle convenzioni sociali in tutta la sua nudità. Estha e Rahel vedono, sentono, custodiscono — senza avere gli strumenti per proteggersi da ciò che vedono.

C’è qualcosa di profondamente archetipico in questa storia: l’amore che attraversa il confine proibito, la casta come ferita collettiva, la Grande Madre India dilaniata tra tradizione e modernità. Roy scrive con una lingua che spezza la sintassi, che gioca con le maiuscole, che trasforma le «piccole cose» — un insetto, un odore, un gesto — in simboli carichi di destino. Non è mai un dettaglio decorativo: ogni piccola cosa contiene, in nuce, la tragedia che si sta per compiere.

Il Dio delle Piccole Cose non è solo la storia di un amore impossibile. È la dimostrazione che le leggi non scritte — quelle che regolano chi può amare chi — possono essere più spietate di qualsiasi legge scritta, e che è proprio nell’ordinario, in ciò che sembra irrilevante, che si nasconde la verità più universale.

categorie: India | India del Sud | Libri

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