Kerala – Kovalam

Dove il corpo impara di nuovo ad ascoltarsi
Mappa del Kerala

Lo Shirodhara è la parte che amo di più. Quell’olio tiepido che scende per venti minuti, goccia dopo goccia, esattamente al centro della fronte. Non è un massaggio come gli altri. È un punto fermo, un rito che si ripete. Ogni volta che mi viene proposto — anche se ne ho già fatti tanti — non riesco a dire di no. Mi resta addosso una sensazione oleosa e calda che dura per ore, è il mio piccolo promemoria quotidiano che qualcosa, dentro, si è pacificato.

Sono a Kovalam, sulla costa del Kerala, per una settimana di cure ayurvediche. Un centro immerso nel verde, pareti in mattoni a vista, stanze profumate di incenso. I giorni qui hanno un ritmo che all’inizio fatico a riconoscere come mio: sveglia presto, colloquio con il medico, le mani di due terapisti che lavorano in sincrono. I sacchetti caldi imbevuti d’olio. Il profumo che mi accoglie prima che ogni trattamento inizi. È un ritmo lento, quasi ostinato nella sua lentezza, ed è proprio questo — mi accorgo col passare dei giorni — il punto.

Ingresso ambulatorio del centro ayurvedico, tra il verde
Ingresso ambulatorio del centro ayurvedico, tra il verde

Dietro ogni trattamento c’è una squadra silenziosa. Le terapiste che mi accolgono ogni mattina con lo stesso sorriso e, sul tavolo di legno scuro, gli strumenti del loro mestiere: vasi di ottone, sacchetti di erbe pronti, il mortaio di pietra per preparare gli impasti. Guardarli allineati, prima ancora di sdraiarmi, è già parte del rituale.

Le terapiste del centro con allestimento con vasi in ottone ed erbe
Le terapiste del centro con allestimento con vasi in ottone ed erbe

I giorni che restano addosso

Il quinto giorno mi aspetta il Njavarakizhi. Due ore di massaggio con sacchettini di cotone pieni di erbe medicinali e riso, imbevuti in olio caldo. I terapisti li passano con movimenti rotatori su tutto il corpo, dopo averlo preparato con un massaggio rilassante. Le mani si muovono con una precisione che sembra quasi coreografia. Alla fine il corpo è pesante e leggero insieme, un paradosso che solo chi ha provato un trattamento ayurvedico può capire davvero.

Njavarakizhi — sacchetti di erbe e riso
Njavarakizhi — sacchetti di erbe e riso

Poi, per non farmi mancare niente — e qui sorrido mentre lo scrivo — mi concedo un altro Shirodhara. Ruhini che lo esegue, ha mani sicure e un modo di muoversi silenzioso, per non disturbare il mio respiro che rallenta silenziosamente.

Un altro giorno è dedicato al Lepanam, una maschera ayurvedica purificante a base di erbe. Il viso completamente coperto, un colore intenso che sulle prime spiazza chi la vede in foto. In realtà è solo terra ed erbe lasciate agire. La sento asciugare piano sulla pelle, tirare leggermente, mentre fuori si sente il verso di qualche uccello nel giardino. Quando la tolgono, la pelle sembra nuova, quasi trasparente, come se avesse respirato per la prima volta in settimane.

Lepanam — maschera ayurvedica purificante
Lepanam — maschera ayurvedica purificante

Il giorno seguente comincia diversamente. Un rituale di fumigazione con incenso di erbe coltivate nell’orto ayurvedico del centro, per purificare l’ambiente prima ancora di toccare il corpo. Poi l’Abhyanga, con oli ayurvedici, un impasto di profumi. Chiudo gli occhi e lascio che sia solo questo: caldo, pressione, respiro. Sul finale, pietre calde di ametista posate sui chakra, per riequilibrare quello che la settimana ha smosso.

Il profumo che resta sulle mani

C’è un massaggio, tra tutti, che comincia ben prima di sdraiarmi sul lettino: quello al ghee caldo. Per un’ora sono avvolta in un odore denso, quasi dolce, che da solo varrebbe l’esperienza. Il ghee è un burro chiarificato, privato dell’acqua e delle proteine. Ricco di acidi grassi buoni e di vitamine liposolubili, ma è la sua storia a colpirmi di più. Secondo la mitologia hindu fu Prajapati, signore di tutte le creature, a crearlo sfregando le mani. Poi lo versò nel fuoco, per generare la sua progenie. Da allora il ghee accompagna i rituali vedici, versato sul fuoco a riproporre lo stesso gesto. È così centrale nella tradizione da essere presente nella letteratura vedica stessa, il Rigveda incluso. Qui, nella cucina ayurvedica, è insieme alimento, offerta e medicamento: tre cose che a Kovalam smettono presto di sembrarmi separate.

Preparazione del ghee, sequenza
Preparazione del ghee, sequenza
Vialetto tra i cottage, giardino tropicale
Vialetto tra i cottage, giardino tropicale

Yoga al mattino

Chi mi segue sa quanto per me sia importante, quando costruisco un viaggio come questo, tenere insieme corpo, natura e mente. A Kovalam questo equilibrio lo trovo nelle sessioni mattutine di Ashtanga yoga. In giardino o nella stanza di meditazione, guidata da Karen — fluida, accogliente, mai frettolosa. Sono gli unici momenti della giornata in cui il tempo sembra fermarsi del tutto, prima che il centro riprenda il suo ritmo di massaggi e trattamenti.

Il pomeriggio dell’ultimo giorno porta con sé gli ultimi trattamenti: un massaggio con ghee e un impacco di zenzero caldo sulla schiena, un Kizhi. È così rilassante che per qualche minuto mi addormento. Cosa che raramente mi capita durante un trattamento, di solito troppo curiosa per lasciarmi andare del tutto. Torno nella mia stanza attraversando il portico di legno scuro, l’amaca che ondeggia appena nell’aria umida del pomeriggio.

Veranda del cottage con amaca
Veranda del cottage con amaca

Il conto alla rovescia dei sensi

Domani riparto per continuare il mio viaggio nell’India del Sud. La prima tappa è la navigazione in houseboat ad Aleppey. Questa settimana di cura del corpo e della mente si chiude proprio come è iniziata: con la sensazione di aver rimesso ordine in qualcosa che, senza accorgermene, avevo lasciato in disordine per troppo tempo. Kovalam non è stata solo una parentesi di benessere fisico. È stato il punto da cui, ogni mattina, ripartivo per capire meglio cosa portarmi a casa oltre alla valigia.

Fuori, il monsone batte sulle palme e sul mare grigio e mosso. Un ultimo sguardo, prima di richiudere la valigia. E lasciare che il corpo, per una volta, si ricordi da solo come si fa a stare bene.

Mare in monsone tra le palme
Mare in monsone tra le palme
Shirodhara

Se pensi di andarci

categorie: India del Sud | Kerala | Kovalam

2 Settembre 2026

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