di Arthur Golden
pp. 576
TEA 2017
Prezzo: 14 €
ISBN: 9788850248636
In questa recensione di Memorie di una geisha parto da un nome: Sayuri, la cui unica ricchezza era il fascino. Eppure è bastato a farne la protagonista di uno dei romanzi più letti sul Giappone. L’ho letto prima di andare a Gion, e mi sono ritrovata a cercare nei vicoli quello che avevo immaginato leggendo. Non lo sfarzo. Ma la disciplina che sta dietro ogni gesto, ogni sguardo studiato per non lasciar trapelare nulla.
Memorie di una geisha si legge come una confessione. Proprio per questo resta addosso. Dietro l’arte della seduzione, Arthur Golden racconta un mondo di regole ferree. Corpi allenati a piacere. E insieme a proteggersi. La voce di Sayuri non si dimentica facilmente. Ed è quella voce, più della trama, il vero motivo per cui il libro merita un posto tra le letture prima di partire per il Giappone.
A Gion ho camminato negli stessi vicoli dove un tempo si muovevano le geisha vere, quelle che avevano ispirato il personaggio. Ho intravisto una maiko attraversare la strada di corsa, il passo rapido, il viso truccato di bianco. Un’immagine durata pochi secondi. Ma ho pensato subito a Sayuri, e a quanto lavoro, quanta rinuncia, si nasconda dietro un’apparizione così breve.
Golden ha scritto un romanzo, non una biografia. Eppure Memorie di una geisha ha fatto conoscere al mondo un universo che restava chiuso, quasi segreto. Un mondo che a Kyoto si intuisce ancora, se si sa dove guardare.
Chi visita Gion con questo libro in valigia imparerà a guardare oltre il kimono e il trucco bianco. Troverà una disciplina fatta di anni, non di un istante.
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