Norwegian wood. Tokyo blues

Di tutti i libri di Murakami, questo è quello che si spoglia delle atmosfere oniriche e surreali che lo hanno reso celebre

Norwegian wood. Tokyo blues

di Haruki Murakami
pp. 399
Einaudi 2013
ISBN: 9788806216467

In questa recensione di Norwegian Wood parto da una sorpresa: di tutti i libri di Murakami, è quello che mi ha spiazzata di più. Si spoglia delle atmosfere oniriche e surreali che lo hanno reso celebre e scende invece in un territorio più scomodo: i sentimenti, la solitudine, l’adolescenza come conflitto aperto. Racconta il desiderio di essere accolti nel mondo degli «altri», il bisogno di entrare, finalmente, vittoriosi nella vita adulta. E insieme il bisogno opposto, altrettanto forte: restare se stessi, costi quel che costi.

Tōru mi ha sempre ricordato il giovane Holden. È assediato dal dubbio di aver sbagliato, o di poter ancora sbagliare, nelle scelte d’amore e di vita, ma è guidato da un senso morale ostinato e da un’istintiva insofferenza per tutto ciò che sa di finto. Diviso tra Naoko e Midori, che lo attirano entrambe con una forza quasi ingovernabile, Tōru non può far altro che scegliere. O aspettare che la vita, e la morte, scelgano per lui.

L’ho letto per la prima volta molto prima di pensare al Giappone come meta di viaggio. Eppure mi è tornato in mente spesso, camminando per Tokyo. Nei quartieri più silenziosi, lontano dai neon di Shibuya, ho ritrovato qualcosa della malinconia sospesa che attraversa Norwegian Wood. Murakami non descrive il Giappone dei turisti. Descrive uno stato d’animo che il Giappone, in certi angoli, sa ancora restituire.

È un romanzo che non offre consolazioni facili. Non tutte le storie d’amore si risolvono, non tutte le ferite si rimarginano. Ma resta, di questo libro, la sensazione di aver letto qualcosa di vero.

Chi parte per il Giappone con Norwegian Wood in valigia troverà un compagno di viaggio interiore, più che una guida ai luoghi.

categorie: Giappone | Libri | Tokyo

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